Mister Web Mister Web

65° anniversario della Liberazione: l’intervento del Sindaco Marco Filippeschi

Pisa – Sessantacinque anni or sono, il 25 aprile 1945, si compiva la liberazione dell’Italia dal fascismo e dal nazismo.

Sono passati molti anni da quel giorno, ma il senso di questa festa non va smarrito dentro una celebrazione di rito e i valori che si sono forgiati in quella stagione si debbono riproporre e rileggere con attenzione perché stanno alla base del nostro vivere civile e hanno dato un’impronta fondamentale alla nostra Carta Costituzionale.

La ricorrenza della Liberazione che ogni anno celebriamo, deve essere l’occasione migliore per ricordare come ci siamo riscattati dal buio del totalitarismo e dall’oppressione straniera.

Ricordare, fare memoria, principalmente presso i giovani: credo costituisca il senso più importante delle rievocazioni che accompagnano questa data, perché è sulla memoria del nostro passato, sulla consapevolezza della nostra storia che possiamo davvero edificare un futuro convincente, per noi stessi e, soprattutto, per le nuove generazioni. Per questo siamo impegnati, in particolare verso le scuole, rinnovando le sforzo fecondo e creativo di rilancio degli ultimi anni.

La nostra terra è stata testimone della Resistenza e della Lotta di Liberazione attraverso molti episodi  che hanno segnato in maniera indelebile quegli anni.

Ritornano in mente tanti nomi di caduti che sono legati profondamente a questa città e a questo territorio, che oggi vogliamo ricordare: Bertoncini e Dani, Cerboni, le famiglie Scudeller, Davini e Bucciarelli, Vinicio Biagini e il Sardo, il Carabiniere Antonio Bragazzi e ancora: tante donne, uomini e bimbi inermi, caduti per la barbarie.

Scorrendo questo lungo elenco di nomi non si può evitare di sentire tristezza e pietà. Come un ricordo è dovuto a chi cadde nelle stragi nazifasciste, che insanguinarono la nostra provincia da Castelnuovo Val di Cecina a Molina di Quosa, come ai caduti civili nei bombardamenti e in altri fatti di guerra.

Ci soccorre però, una riflessione importante.

Infatti questi nomi, le figure che i nomi evocano, costituiscono un repertorio significativo dei protagonisti di quel tempo, un vero e proprio esempio di tutte le componenti che hanno contribuito alla Liberazione.

I partigiani combattenti, organizzati nelle varie formazioni e quanti li hanno variamente aiutati e sostenuti spesso con gesti piccoli ma quanto importanti!

I molti che hanno affrontato la morte o la prigionia pur di non essere coscritti nella RSI.

Le popolazioni oppresse nelle regioni occupate.

I militari dell’Esercito Italiano, i tanti nomi gloriosi che hanno così interpretato nella Lotta di Liberazione il giuramento di fedeltà alla patria.

Ne voglio rammentare almeno alcuni di questi nomi: il battaglione Sassari, le Divisioni Ariete e Piave, la Divisione Acqui, immolatasi in quella che fu probabilmente la più grande battaglia nella resistenza al nazifascismo.

Questo grande moto unitario ha dato un senso preciso alle vicende di quegli anni:  contribuendo in modo così significativo alla riconquista della libertà e dell’indipendenza, ha permesso che essa non avvenisse soltanto per l’intervento altrui, ha fatto sì che del proprio secondo Risorgimento, l’Italia stessa si rendesse interprete.

Se la prima pur ristretta democrazia fu travolta dal totalitarismo, attraverso la Resistenza ne rinasce una nuova su basi più ampie, inclusive e universalistiche.

Attraverso la Resistenza si rinnova il comune senso di appartenenza ad un’unica nazione e il nostro paese si da una Costituzione non concessa dall’alto, da un sovrano e da una ristretta elìte, ma scritta e convalidata dagli eletti dal popolo.

Questo intrecciarsi di nodi decisivi della storia della libertà e della democrazia nel nostro paese, inevitabilmente ci spinge a cogliere un evidente legame tra la ricorrenza odierna e le prossime celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia.

Infatti, secondo le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – al quale rivolgo un deferente e grato saluto della nostra città –  c’è un momento che fa da spartiacque tra l’Italia che consegue la sua unità e quella che con la Resistenza e l’Assemblea Costituente inizia la sua nuova storia.

Questo momento costituisce un punto di osservazione dal quale si può meglio cogliere la forza e la validità dell’esperienza dell’Italia unita. La validità di quell’esperienza è stata raccolta nella Costituzione, nata dalla Liberazione, che proclama la Repubblica Italiana una e indivisibile. Per questo, oggi, la Festa della Liberazione è anche la Festa dell’Unità della nostra nazione, come il nostro Presidente della Repubblica ha scandito.

Dobbiamo dire con voce forte e chiara, con parole semplici e precise, che il dovere di perseguire l’unità del paese, fondamento della Costituzione e bene assoluto, viene prima di ogni speculazione cinica sulle disparità territoriali irrisolte e che le grandi riforme che sono necessarie si devono fare per unificare un paese già molto piccolo se confrontato con altri che determineranno il futuro, un paese importante dell’Unione Europea che dobbiamo costruire, l’Italia di Alcide De Gasperi e di Altiero Spinelli. Le riforme si devono fare per unificare il nostro paese, dunque, e non per dividerlo in piccole patrie di comodo. Dobbiamo saper parlare ai cittadini senza inganni e senza proporre loro vie d’uscita illusorie dalle nostre difficoltà.

Ci sia sempre di guida l’esempio di un grande Presidente della Repubblica, di un capo partigiano, di un uomo amato dagli italiani al di là di ogni appartenenza proprio perché parlava chiaro e arrivava al cuore di tutti: Sandro Pertini, che vogliamo ricordare oggi e che ricorderemo come si deve vent’anni dopo la sua scomparsa.

Abbiamo appena visto e ascoltato Piero Calamandrei e la sua indimenticabile lezione del 1955 sulla Costituzione Italiana.

Della Carta fondamentale della nostra Repubblica egli ci fornisce un quadro vivo e ancora attualissimo.

La restituisce alla nostra attenzione, non solo come un insieme di norme, ma come un progetto attorno al quale non si deve smettere di lavorare.

È una visione palpitante quella che Calamandrei ci continua ad offrire, basata sulla crescita sociale e sull’inclusione come condizioni di effettiva appartenenza alla comunità.

Una tale visione  ci spinge a riflettere sempre su quel testo e a metterne in evidenza significativi punti di vista che guardano alla persona umana nella sua interezza, nel rapporto con la comunità nazionale e con quella assai più ampia, per una cittadinanza universale.

L’attualità e l’importanza della festa che oggi celebriamo stanno anche in questo impegno a non dimenticare la “lezione” che ci è stata riproposta oggi, con il suo messaggio rivolto a fare forti le istituzioni democratiche, a far valere un equilibrio virtuoso fra i poteri dello Stato, a garantire un’effettiva libertà dell’informazione e la parità nel concorso alla partecipazione politica, a far vivere partiti politici riformati e consolidati e non dominati da chi ha più mezzi o da personalizzazioni e personalismi esasperati, a far sì che la politica sia la pratica di occuparsi costruttivamente della propria comunità, con il massimo di unità per il bene collettivo, e non una parola di cui provare disagio, soprattutto in situazioni di crisi economica e sociale, quando tardano le risposte strategiche e quotidiane e invece abbondano i conflitti, in una spirale distruttiva, che limita il nostro futuro, quello dei nostri figli.

Allora, volendo superare con slancio le nostra difficoltà, abbiamo nel 25 aprile un altro riferimento: alla capacità del nostro popolo di ritrovare, nei momenti decisivi, coesione,  coraggio, capacità di fare fronte a prove difficili. Io dico, allora: impegniamoci tutti per questo.

Il 25 Aprile è una festa di tutti e in cui tutti possono riconoscersi, per tutti è l’occasione per rinnovare il legame con un comune destino, quello della nostra patria.

Viva il 25 Aprile!

Viva l’Italia!

Be Sociable, Share!
Scritto da Redazione Pisa il 26 aprile 2010 nella categoria Attualità, PISA. Puoi seguire i commenti a quest'articolo tramite RSS 2.0 feed RSS. Puoi lasciare un commento, o un trackback dal tuo sito/blog.
Be Sociable, Share!

Lascia un commento