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L’Associazione degli amici di Pisa propone la riapertura del museo civico

Pisa – “La nostra Associazione ha avuto modo di constatare l’ottimo lavoro svolto dalla Società Borgo Sereno di Lucca impegnata nelle opere di riqualificazione urbana degli ex Laboratori Farmaceutici Gentili, un’area di circa 22.500 m2 compresa tra via S. Antonio, via Alberto Mario e via Mazzini. Ottima la scelta dello stile architettonico delle nuove costruzioni che ricalca fedelmente quelle del contesto esistente. Un approccio edilizio davvero meritorio. Inoltre sono state avviate e finanziate una serie di indagini archeologiche che gettano nuova luce sulla storia, dal 1100 ad oggi, della parte occidentale dell’insediamento di Chinzica, oggi Sant’Antonio. Sono iniziate nel dicembre del 2008 ad opera della Giano s.n.c. di Pisa sotto la direzione scientifica della dott.ssa Silvia Ducci della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.
Gli scavi hanno appurato come, sullo scorcio del XII secolo, sull’area in questione insistesse un’ampia zona paludosa. Poi, con la costruzione nel 1183 di Ponte Nuovo che collegava gli assi viari corrispondenti alle attuali vie S. Antonio e S. Maria, si assiste allo sviluppo urbanistico di questa parte della città: lungo il fronte meridionale di via Alberto Mario vengono costruiti alcuni edifici residenziali di particolare pregio, come attestato dagli affreschi emersi in fase di ristrutturazione, sia ai piani superiori sia a quelli inferiori. Questi scavi hanno detto molto di più: nel primo ventennio del XIII secolo, gli ambienti del piano terra, per motivi ancora non chiari, vengono convertiti in ambienti produttivi ed accolgono attività metallurgiche i cui resti sono affiorati con molta curiosità e stupore. Già nel periodo in cui la zona era paludosa alcuni spazi vedevano la presenza di officine per la lavorazione del vetro, ma dal XIII al XV secolo si assiste ad una vera e propria “specializzazione” dell’area nella produzione di elementi in ferro e bronzo, sicuramente da mettere in relazione con le prospicienti concerie da cui il nome della toponomastica Via delle Conce. Insomma, nella Pisa della Repubblica Marinara esisteva già la “filiera industriale”: le indagini archeologiche hanno portato alla luce una intera bottega per la lavorazione di fibbie ed anelli in bronzo destinati alle rifiniture dei capi di vestiario, nella quale ancora sono leggibili tutti gli apprestamenti funzionali, quali forni, banconi lignei, utensili e superfici dove ancora rimangono i segni del processo di realizzazione di tali manufatti. Interessantissimi i dati restituiti da questo ambiente, che hanno permesso di ricostruire il ciclo produttivo di tali elementi e di comprendere l’alto livello di specializzazione raggiunto dalle officine della fiorente repubblica. Gli scavi archeologici hanno evidenziato quanto, ad un occhio meno esperto, sembrava difficile da verificare: la traumatica e violenta cessazione di queste attività che coincidono con la presa della città da parte dei Fiorentini nel 1406.

La Prima Repubblica Pisana cade. E da quel momento, nulla sarà più come prima per Pisa, i Pisani, la loro economia e il loro Stato. Dunque, l’area a livello della strada riprende in seguito la sua originaria funzione residenziale, conoscendo una serie di interventi edilizi che arrivano fino ai giorni nostri, dei quali i punti più salienti sono rappresentati dalla edificazione di un chiostro colonnato con corte centrale nel XVI secolo ed in tempi assai più recenti l’istituzione dei Laboratori Farmaceutici Gentili. I contesti scavati e l’impressionante quantità di reperti da essi restituiti  ampliano ed arricchiscono sia il quadro delle conoscenze di questa parte della città sia quello delle tecnologie produttive medievali. Ora è importante che questi risultati, peraltro preliminari, non rimangano confinati alla ristretta comunità scientifica, peggio chiusi in qualche scantinato -probabilmente a Firenze- ma siano restituiti alla cittadinanza, alla quale appartengono, trovando adeguate risorse e spazi per immagazzinare, studiare, restaurare ed infine esporre i reperti rinvenuti, alcuni dei quali di indiscusso pregio. La nostra Associazione prova a dare risposte in questo senso, nell’attesa che la città aiuti gli archeologi impegnati in Via Sant’Antonio in questo difficile passaggio di stringente necessità logistica. La gran quantità di importante materiale potrebbe essere infatti ricollocato in un idoneo spazio espositivo in modo tale da arricchire una nuova e grande realtà  -si potrebbe chiamare Museo Civico Pisano o Museo Archeologico Pisano- riunendovi collezioni nascoste negli scantinati, dimenticate e sconosciute al pubblico. In modo da far comprendere in una sola grande esposizione tutto il percorso archeologico della Storia di Pisa, dai suoi incerti inizi fino ad oggi.

L’area ideale a questo scopo potrebbe essere, a nostro avviso, l’area della Cittadella o quella del Santa Chiara, ambedue interessate dai PIUSS. Ciò per dare continuità fisica e museale al nascente Museo delle Antiche Navi Pisane. E far vedere agli occhi del mondo, una Pisa complementare e alternativa al tempo stesso, alla Piazza del Duomo. E’ quindi quasi la stessa situazione che portò alla fortuita e felice scoperta delle Antiche Navi Pisane, una circostanza che si ripete e che dà l’occasione di programmare un’offerta museale unica in Italia.

La città accetti la sfida e, per l’immediato, aiuti gli archeologi a non disperdere questo ingente patrimonio!

La nostra Associazione provvederà ad illustrare alla città, con un apposito incontro pubblico  presso la sede sociale, l’oggetto di questo intervento stampa.

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Scritto da Redazione Pisa il 29 maggio 2010 nella categoria Attualità, PISA. Puoi seguire i commenti a quest'articolo tramite RSS 2.0 feed RSS. Puoi lasciare un commento, o un trackback dal tuo sito/blog.
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