Mister Web Mister Web

Volterra: firmato il protocollo, quattordici comuni per il treno

La stazione di Cecina

Volterra – Castelnuovo, Montecatini, Monteverdi, Pomarance, Volterra. Ma anche Bibbona, Casale, Guardistallo, Montescudaio, Rosignano, Riparbella, Castellina, Castagneto, Cecina e Santa Luce. Questi i Comuni firmatari del Protocollo d’Intesa per il rilancio della Ferrovia Saline – Cecina, ormai da decenni nel mirino dei tagli. Ma i firmatari del protocollo non finiscono qui. La Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, la Cassa di Risparmio di Volterra e la Comunità Montana completano il quadro. “Si tratta di un passo molto importante – commenta a caldo il sindaco Buselli che ha stilato il protocollo – che porterà benefici ad un servizio vitale per il nostro territorio. Abbiamo concordato l’impegno per l’inserimento della Cecina – Saline nel progetto Memorario della Regione Toscana. L’utente saprà che il treno passa con cadenza bioraria, ad esempio. La possibilità di un interscambio rapido farà il resto. Dobbiamo far si che il treno sia un servizio facilmente fruibile e conosciuto. I potenziali margini di miglioramento in questo senso sono rilevanti. Ben quattordici Comuni, Fondazione, Cassa di Risparmio di Volterra e Comunità Montana che prendono un impegno in direzione del rilancio di questa tratta rappresentano un segnale chiaro, che faremo avere in Provincia ed in Regione, per cercare insieme ulteriori sinergie. Il potenziamento della tratta può avere, se ben gestito, anche importanti ricadute dal punto di vista turistico. In questo senso stiamo già pensando, assieme al Consorzio turistico, ad un’iniziativa con il treno a vapore, che per il suo fascino potrebbe richiamare molti visitatori nelle nostre zone”.

LA FERROVIA DI VOLTERRA

La storia della ferrovia di Volterra inizia nel 1859, con la costituzione del Governo Provvisorio di Toscana sostituitosi a quello granducale.

Il nuovo governo, presieduto da Bettino Ricasoli, con decreto datato 8 marzo 1860 decise la costruzione della ferrovia litoranea tirrenica da Livorno fino al confine con lo Stato Pontificio, ordinando nel contempo la realizzazione di un tronco ferroviario dal Fitto di Cecina (luogo ove oggi sorge l’omonima città di Cecina) alle saline di Volterra.

Nelle intenzioni originali, tuttavia, la Cecina–Volterra era solo il primo tratto di una linea ferroviaria che sarebbe stata in seguito prolungata fino ad allacciarla con altra ferrovia, ragion per cui all’epoca fu stabilito di istituire un’apposita commissione con l’incarico di deliberare sull’opportunità di congiungerla con la Strada Ferrata Leopoldina a Pontedera oppure con la Strada Ferrata Centrale Toscana a Poggibonsi.

Specialmente con quest’ultima ipotesi si sarebbe venuta a realizzare un’importante linea trasversale che avrebbe collegato l’entroterra toscano con il mare.

Purtroppo il prevalere di interessi unilaterali e rivalità campanilistiche impedirono quasi sempre il raggiungimento di accordi seri e costruttivi tra le città circostanti – tutte interessate ad avere vicina la futura infrastruttura – a tal punto da far naufragare ogni progetto.

Ciò nonostante, in previsione del prolungamento della linea e del previsto aumento di traffico, sulla linea vennero realizzate altre 3 stazioni: Riparbella, Casino di Terra e Ponteginori: un vero “record” se si pensa alla breve lunghezza della tratta.

A lavori ultimati la ferrovia contò complessivi 29,729 km di lunghezza e fu aperta all’esercizio il 20 ottobre 1863.

Ma a dispetto della sua caratteristica di tronco isolato interessato da un traffico prettamente locale, il suo utilizzo fu ingentissimo sia in ambito merci che di trasporto passeggeri, ed indispensabile fu il suo impulso all’economia che all’epoca si basava esclusivamente sul treno e sulla sua capacità di spostare agevolmente enormi quantitativi di merci. Non sono rare cartoline degli anni ’70 dove sono ritratti treni merci con ancora 15, 20 vagoni al seguito diretti allo scalo di Saline di Volterra.

I problemi per questa ferrovia iniziarono nel 1985 ad opera dell’allora Ministro dei Trasporti Claudio Signorile che la incluse nell’elenco dei cosiddetti “rami secchi” da tagliare progressivamente, potatura che non avvenne per l’intervento degli Enti Locali che, pur di veder mantenuto il servizio, nel 1997 accordarono alle FS un finanziamento di 150 milioni annui a diminuzione dei costi di esercizio, in attesa anche del passaggio di competenze sul trasporto regionale alle Regioni, cosa che avvenne due anni più tardi.

Col tempo, però, la concorrenza dei camion si fece spietata, tanto che 1999 fu decisa la soppressione definitiva del traffico merci anche nell’ultimo scalo ferroviario rimasto, quello di Saline di Volterra, mentre tutte le stazioni erano già state declassate a semplici fermate.

Da quel giorno la linea è utilizzata esclusivamente per il trasporto viaggiatori, svolto con tipologia “a spola” mediante l’impiego di una sola automotrice – di solito una vecchia ALn 668 – che percorre la tratta 4 volte al giorno nel solo periodo scolastico con l’esclusione di domeniche e festivi.

Questo piccolo ed unico vagone, partendo da Pisa ogni mattina alle 5.25, arriva a Cecina alle 6.25, da cui comincia un doppio viaggio verso Saline dove arriva prima alle 7.07 e poi alle 8.26, sempre tornando al mare per le coincidenze per Pisa o Grosseto. Questo duplice ciclo si ripete anche alle ore 13.05 ed alle 14.19, cui fa seguito il ritorno definitivo del trenino a Pisa che è previsto per le ore 16.35.

Ed è in questo stato di cose che ogni inizio estate, con l’avvicinarsi della pausa estiva, viene spontaneo domandarsi se alla riapertura della scuole il treno tornerà di nuovo a circolare sulla ferrovia di Volterra.

UN NUOVO FUTURO

Il prof. Stefano Maggi – docente dell’Università di Siena e co-progettista del nuovo Piano di Trasporto Pubblico Locale per le provincie di Siena e Grosseto – ne è convinto.

L’infrastruttura è tutt’altro che morta – ha avuto modo di affermare Maggi dopo aver viaggiato alcune volte sulla linea per rendersi conto della situazione – e nonostante un servizio così inadeguato perché assai rarefatto e per giunta stagionale, oltreché per nulla pubblicizzato, l’utenza c’è ancora. Certo, 20-25 persone a viaggio sono un numero un po’ esiguo per giustificare un treno, ma io pensavo di trovarmi di fronte ad una situazione di gran lunga peggiore, analoga a quella degli autobus: vuoti o con 4-5 persone al massimo. Le potenzialità quindi ci sono tutte, e posso tranquillamente affermare che con progetti di gestione differenti e modifiche al servizio di trasporto pubblico, legati ad una cadenzazione degli orari e ad una efficace pubblicità, potranno senz’altro rilanciare l’infrastruttura in una nuova mobilità collettiva strutturata a rete. Estremamente importante è non permettete che la linea venga eliminata, sia perché il contesto europeo va da tutt’altra parte, ma soprattutto perché questa ferrovia, che rappresenta una risorsa importante per il territorio in termini di valorizzazione generale e di legame tra Volterra ed i comuni contermini con la rete nazionale dei trasporti, ha rilevanti margini di incremento purché vengano adottate le opportune politiche sulla mobilità e sulla comunicazione”.

E che la soluzione possa venire da una semplice riorganizzazione del trasporto locale legata ad un potenziamento del servizio ferroviario caratterizzato da un orario cadenzato, coordinato e mnemonico, è suggerito anche dall’ing. Angela Dondoli – funzionario del Settore Pianificazione della Mobilità della Regione Toscana – che durante una riunione tecnica tenutasi a Volterra il 7 ottobre scorso ebbe modo di dimostrare come il rivoluzionario progetto del Memorario – laddove applicato – ha da solo incrementato l’utenza addirittura con punte di un +30%.

L’obiettivo della Regione Toscana – affermò Dondoli – è avvicinare il servizio pubblico al cittadino, ed è oramai stato più volte provato che migliorando l’offerta, cadenzandone gli orari e coordinandoli con il resto della mobilità in una “rete”, si ha sempre il risultato di riavvicinare la popolazione verso l’uso del mezzo pubblico. E non solo, perché un orario strutturato e quindi stabile nel tempo consente di sviluppare progetti di integrazione efficaci e migliorabili progressivamente

Be Sociable, Share!
Scritto da Redazione Pisa il 16 aprile 2010 nella categoria VALDICECINA, VOLTERRA. Puoi seguire i commenti a quest'articolo tramite RSS 2.0 feed RSS. Puoi lasciare un commento, o un trackback dal tuo sito/blog.
Be Sociable, Share!

Lascia un commento